FAND scrive il Sig. Ministro Prof. Orazio Schillaci sulla scarpa per la prevenzione delle lesioni al piede diabetico

Egregio Signor Ministro

Prof.Orazio Schillaci

E’ noto che l’ OMS prevede nel 2040 600 milioni milioni di diabetici nel mondo, contro i 150 del 2000. Oggi 1 persona su 2 non sa d’esserlo e scopre la patologia per le complicanze già iniziate senza la diagnosi precoce. In Italia 1 persona su 3- circa 1 milione- non sa d’essere diabetica, perciò il numero complessivo riguarda il 6% della popolazione, con percentuale inferiore al Nord e fino all’8% al Sud, certamente per lo stile di vita non in linea con le indicazioni nutrizionali della corretta dieta mediterranea e svantaggiato dal reddito inferiore.

Occorre ripetere questi numeri per far comprendere la portata di questa cronicità, così come il numero dei morti per diabete in Italia, secondo l’ISTAT più numerosi che per le diverse forme di tumore. Ogni anno, in Italia, si spendono 9 miliardi di € soprattutto per le complicanze e i ricoveri ospedalieri, con un costo di 2900 € annue contro i 300 € di un paziente ben compensato. L’importanza della diagnosi precoce e l’uso di adeguati sistemi di prevenzione è fondamentale, perché è proprio nei primi due anni dall’esordio, conclamato spesso da una complicanza già maturata, che si mostrano molti dei danni che un diabetico rischia d’avere: ictus cerebrale/ cardiaco, infarto, neuropatia, nefropatia, retinopatia, piorrea e gravi complicanze agli arti inferiori.

In qualità di presidente della Fand Associazione Italiana Diabetici OdV mi permetto si sottoporre alla Sua attenzione un aspetto non secondario relativo alla complicanza del “piede diabetico” che colpisce il 5% delle persone con diabete( almeno 300mila), pesa per il 25% sulle risorse totali per la cura del diabete e per il 4% causa ricoveri per diabete.

La qualità di vita del paziente con ulcera del piede risulta gravemente compromessa per i lunghi tempi di guarigione e purtroppo, nonostante l’Italia sia all’avanguardia nel trattamento, ogni anno sono sottoposti ad amputazione 7 mila pazienti. Il 40 per cento di questi va incontro ad un’amputazione maggiore dell’arto inferiore e la loro aspettativa di vita, indipendentemente dall’età, oscilla tra i 3 ed i 5 anni, a causa delle complicanze cardio-vascolari che insorgono nel periodo post amputativo. Durante questo lasso di tempo, è inutile sottolineare la riduzione della qualità della vita ed il carico di costi personali, familiari e sociali (non ultima la non abilità al lavoro) che pesano sui bilanci dello stato.

Nei casi di neuropatia periferica è fondamentale la prevenzione fatta con i presidi dedicati la cui prescrizione dal marzo 2017 è esclusa dai LEA e delegata dal SSN alle Regioni che introducono ulteriori modifiche territoriali- legate al bilancio- circa l’ autorizzazione all’erogazione e producono disposizioni non coerenti con la prevenzione e la cura.

Ciò, nonostante molteplici studi scientifici e le stesse linee guida internazionali (basate sull’evidenza scientifica e redatte da scienziati internazionale focalizzati sulla complicanza del piede diabetico _IWGDF Wound Healing Interventions Guidlines 05/2023) diano specifiche indicazioni sulle caratteristiche dei dispositivi di prevenzione della lesione diabetica plantare nei vari stadi e gradi della patologia.

Da questi si evince chiaramente che le scarpe per la prevenzione della lesione plantare di un soggetto diabetico che non abbia ancora sviluppato lesione, o che non sia affetto da gravi deformità, possono essere calzature tecniche di serie predisposte per l’inserimento di ortesi di scarico personalizzate e non calzature su misura (cioè progettate e realizzate ad personam).

Queste ultime sono utili solo in casi particolarissimi, per la prevenzione della lesione secondaria post amputazione, in presenza di gravissime deformità correlate a perdita di sensibilità protettiva e/o arteriopatia periferica, e solo qualora le caratteristiche delle calzature tecniche di serie non siano sufficientemente adeguate.

Le calzature su misura sono per tali ragioni giustamente molto più costose delle calzature di serie, (con un aggravio di spesa a carico del SSN che oscilla tra il 100 – ed il 300% in più, rispetto alla spesa per una calzatura tecnica di serie dedicata al piede diabetico, che va dai 90€ ai 200€) e spesso non hanno le caratteristiche che le rendano idonee all’uso di un soggetto abile alle normali attività sociali e del quotidiano per cui, di fatto, le calzature su misura non vengono utilizzate vanificando l’intento “di prevenzione” dei clinici prescrittori e del legislatore.

Anzi, i risultati sono unicamente: a) l’ esposizione del paziente diabetico a reale rischio di lesione potenzialmente degenerante in rischio amputativo, b) costi esuberanti e crescenti a carico del SSN.

Per tali ragioni Le chiedo un intervento diretto, consapevole e responsabile affinché le calzature di serie tecniche di prevenzione possano essere inserite nei LEA, in un’ottica strategico- economica di adeguata e responsabile gestione delle risorse a favore di interventi sulla prevenzione e gestione di patologie invalidati ad indice esponenzialmente crescente.

La prevenzione efficace e la cura precoce delle lesioni sono fondamentali per il “piede diabetico”,

ma nonostante le raccomandazioni delle Società Scientifiche, il variegato assetto della Sanità Italiana espone ancora i pazienti di molte regioni a sostenere direttamente i costi di calzature e medicazioni ambulatoriali.

Da qui la disparità di trattamento e la discriminazione di parte dei cittadini più fragili dello stesso Stato che, per definizione, hanno invece uguali diritti e doveri.

La malattia cronica “ diabete” non richiede attenzioni diverse per differente residenza e non deve essere penalizzata dalla contingenza economica locale o dalla inconsapevole dispersione di risorse pubbliche a favore di interventi inadeguati.

La calzatura di prevenzione può essere per la maggior parte dei pazienti affetti da piede diabetico, calzatura di serie e dovrebbe avere un costo ridotto ed uguale su tutto il territorio nazionale.

Il recupero di spesa pubblica destinato al gap calzatura su misura Vs calzatura tecnica di serie, potrebbe ragionevolmente essere destinato al trattamento del paziente diabetico integrato tra i vari specialisti.

Questo perché invece, la maggioranza dei pazienti affetti da piede diabetico presenta altre comorbilità invalidanti e costose, quali cardiopatia ischemica o vasculopatia cardiaca.

Auspichiamo che la persona con diabete, che già vive la difficoltà quotidiana di una cronicità diffusa in vari distretti del corpo, possa sentirsi cittadino di serie A in tutto il Paese e alleggerire i costi della cura sui quali, specialmente in tempo post COVID, pesano quelli della visita privata a causa della dilatazione dei tempi del SSN.

Grato se vorrà ascoltare il nostro appello – di noi volontari in prima linea guidati dalla legge 115/87 voluta dal nostro fondatore Lombardi e da tutto il Parlamento- auguriamo buon lavoro per una Sanità equa che metta davvero al centro la persona.

 

Data 18 Ottobre 0223

Il Presidente

Emilio Augusto Benini