Il diabete gestazionale è una forma di diabete mellito che si manifesta in gravidanza con l’aumento dei valori della glicemia, senza che la donna ne sia mai stata affetta prima.
E’ una patologia che tende normalmente a scomparire dopo il parto, ma da tenere in considerazione come fattore di rischio per un’eventuale insorgenza di diabete di tipo 2 in futuro.

 

 

La comparsa del diabete gestazionale è legata al fatto che, durante il periodo della gravidanza, la placenta secerne diversi tipi di ormoni che contrastano l’effetto dell’insulina. Nella maggior parte dei casi, l’organismo femminile reagisce a questa condizione aumentando la produzione di insulina ma, nel caso in cui il pancreas non sia in grado di produrre una quantità maggiore di questo ormone, la glicemia nel sangue va incontro a un aumento e si manifesta il diabete gestazionale.

Sono considerate ad alto rischio, e quindi invitate da subito a monitorare la propria glicemia, le donne che presentano uno o più dei seguenti fattori di rischio:

  • familiarità diabetica importante;
  • sovrappeso e/o obesità prima della gravidanza;
  • diabete gestazionale in una precedente gravidanza;
  • precedente parto di bambini di peso superiore a 4,5 kg;
  • forte glicosuria;
  • età piuttosto avanzata per la gravidanza (superiore a 35 anni);
  • etnie a maggiore rischio (Asia meridionale – India, Pakistan, Bangladesh -, Caraibi, Medio Oriente – Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Giordania, Siria, Oman, Qatar, Kuwait, Libano, Egitto)

I parametri da tener conto per  far diagnosi di diabete gestazionale sono:

  • la glicemia a digiuno e due ore dopo i pasti
  • l’emoglobina glicata ( la media delle glicemie degli ultimi due-tre mesi).

Le donne che rientrano nelle categorie a medio e alto rischio per il diabete gestazionale, dovranno essere sottoposte a test da carico con 75 g di glucosio, o curva glicemica (OGTT) con verifica dei valori glicemici all’inizio, dopo un’ora e dopo due ore.

I parametri diagnostici sono:

  •  glicemia ≥ 95 mg/dl a digiuno;
  • glicemia ≥ 180 mg/dl dopo un’ora;
  • glicemia ≥ 153 mg/dl dopo due ore.

Basta uno solo di questi valori alterato per parlare di diabete gestazionale.

Diabete gestazionale: i sintomi

Il diabete gestazionale si manifesta con sintomi poco evidenti e passa spesso inosservato alle donne.

il diabete gestazionale può costituire un rischio per il feto compromettendo il suo corretto sviluppo. Ciononostante è possibile limitare al massimo i pericoli con un una dieta e il controllo della glicemia.
Se il diabete non è tenuto sotto controllo soprattutto nelle prime 7-8 settimane che seguono il concepimento, possono intervenire complicazioni nello sviluppo degli organi e dello scheletro del nascituro per l’eccesso di corpi chetonici ricevuti.

Un primo indizio dello stato di salute del feto è dato dalla sua attività motoria. Il medico può pertanto richiedere alla donna con diabete di gestazionale di annotare le frequenza dei movimenti del bambino.
Se il bambino si muove meno del solito è quindi opportuno e prudente avvertire il medico.

Oltre all’annotazione sui movimenti del bambino, il medico può prescrivere altri accertamenti per stabilire lo stato di salute del feto come:

Ultrasuoni


L’ecografia viene eseguita periodicamente durante tutta la gestazione.
E’ utile per scoprire eventuali anomalie, per stabilire la quantità di liquido amniotico contenuta nell’utero e per accertare con precisione la posizione della placenta.
Un sensore viene fatto scorrere sulla zona in cui si trova il feto, dopo avere unto con una gelatina lubrificante l’addome materno.

Test AFP


L’alfa-fetoproteina (AFP) è prodotta dal feto e passa dal sangue nel liquido amniotico contenuto nell’utero materno; in piccola quantità penetra anche nel sangue materno.
Il test dell’AFP misura il livello di questa proteina nel sangue della madre ed ha lo scopo di scoprire un eventuale e raro difetto localizzato nel cervello e nel midollo spinale.
Il test viene effettuato fra la quindicesima e la ventesima settimana di gestazione.

Test non sotto stress (NST)


Serve a stabilire, con gli ultrasuoni, se il ritmo cardiaco del nascituro è normale e se aumenta, come dovrebbe, quando il feto si muove.
L’esame si effettua applicando il sensore sull’addome materno fra la trentaduesima e la trentaseiesima settimana di gestazione. Va in genere ripetuto 1-2 volte la settimana fino al momento del parto.

Test dello stress mediante contrazioni uterine


Questo test (CST) si effettua di solito quando il test non sotto stress (NST) fornisce risultati fuori dalla normalità; alcuni medici preferiscono usarlo routinariamente in tutte le gravidanze complicate da diabete.
Questo test svela le modifiche del ritmo cardiaco del nascituro in risposta alle contrazioni anche deboli dell’utero materno, provocate in modo artificiale.
Se il ritmo cardiaco del nascituro rallenta quando l’utero si contrae, è possibile che il bambino sia sotto stress e che sia necessario anticipare il parto.

Amniocentesi


Questo esame si pratica prelevando pochi grammi di liquido amniotico dall’utero mediante un ago da siringa introdotto nell’addome della madre.
L’esame del liquido amniotico permette di accertare il livello di “maturità” dei polmoni del bambino; se la maturità è completa il parto può essere anche anticipato, se necessario, di oltre 2 settimane sulla data prevista.

Ospedalizzazione in gravidanza


Se il diabete non è controllato, quando viene confermata la gravidanza è meglio entrare in ospedale per pochi giorni per un controllo generale e per migliorare lo stato metabolico.
Altri motivi di ricovero possono essere rappresentati da: aumento della pressione arteriosa, ritenzione elevata di liquidi, serio peggioramento del controllo metabolico, infezioni.
Se tutto procede bene non è necessario alcun ricovero ospedaliero supplementare fino al momento del parto o qualche giorno prima.

Diabete gestazionale: la terapia

Fondamentale per gestire il diabete gestazionale e per scongiurare problemi al feto è Il controllo della glicemiache si effettua sul sangue capillare, pungendosi il polpastrello con un apposito pungidito indolore. Il livello di glucosio nel sangue deve rimanere entro questi valori:

  • prima dei pasti = 65-90 mg/dl
  • 1 h dopo i pasti = non oltre 140 mg/dl
  • 2 h dopo i pasti = non oltre 120 mg/dl

È possibile che venga richiesto un controllo delle urine per accertare la presenza di corpi chetonici. Questa situazione si verifica quando l’organismo comincia a bruciare le proprie riserve di grasso per produrre energia; la causa può essere una dieta povera di carboidrati o l’orario dei pasti inadeguato.
Per controllare le urine si ricorre a strisce reattive in grado di rilevare la presenza di corpi chetonici e il livello di glucosio.

Il diabetologo potrebbe richiedere il controllo periodico dei valori dell’emoglobina glicata ,test che rileva la media delle glicemie negli ultimi 60/90 giorni.


Il diabete gestazionale viene tenuto sotto controllo con la dieta e attività fisica.

Nel caso in cui queste pratiche non fossero sufficienti a tenere sotto controllo la glicemia, è necessaria la somministrazione di insulina  perché gli ipoglicemizzanti orali non sono consigliabili durante la gravidanza perché passano attraverso la placenta e raggiungono il feto.

Per imitare il normale funzionamento del pancreas un diabetico necessita di 2, 3 o 4 iniezioni giornaliere di insulina.
Gli schemi impiegati sono generalmente di tre tipi:

  • 2 iniezioni di insuline ad azione rapida ed intermedia miscelate;
  • 3 iniezioni di insulina rapida, una con insulina ad azione intermedia prima di cena;
  • 3 iniezioni di insulina rapida ed una di insulina intermedia al momento di coricarsi.

Per prevenire l’ipoglicemia in gravidanza è importante non variare gli orari delle iniezioni di insulina e dei pasti, non aumentare le dosi prescritte di insulina, mangiare quanto previsto ad ogni pasto e mantenere costante l’attività fisica giornaliera.

 

wp_8339982Gestazionale